Ahmadvand Farbod

18 aprile 2015

L'artista iraniano, che ha già esposto in Italia, ha proposto una serie di opere cariche di storia e di mistero, quasi un filmato in cui si può comporre e ricomporre il soggetto guardandolo da diverse angolature. Ogni quadro è un piccolo mondo da scoprire. Segue, in generale, un'iconografia realistica affrontata in termini di Romanticismo tedesco e dintorni. Mi viene in mente C.D. Friedrich: "La sensibilità pura non può mai essere in contraddizione con la natura, ma in conformità con essa". È portato inoltre all'analisi filologica, sociologica e temporale. La realtà diventa simbolo dell'irrealtà, tra impressione ed espressione, nel vento della sua terra.
Nei piccoli voli dagli occhi bendati, piccole icone, era meglio se raccolti in un unico pannello, attesta, a mio avviso, pensieri e concetti entro una storia non ancora trascorsa. Un sentimento ugualmente suggerito da uno stato d'animo, è provocato da "Tramonto I e 2° e da Malinconia". Paesaggi lagunari visti da S.Michele, dalle fitte ripassature, colore su colore, fino a lasciare un breve spiraglio di luce rossa, quasi fosse un barlume di speranza.
La mostra si snoda in questa dimensione, in varietà di soggetti, nei quali il pittore esprime la sua poetica.
Si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Venezia e prima all'Accademia e all'Università di Teheran.

Apnea