Bellemo Carlo

 31 ottobre 2009

Una trentina di opere di varie dimensioni che scandagliano le profondità dell’inconscio dal lato del comportamentismo della contemporaneità.
Invece di paesaggi, di belle fanciulle, fiori, di altre mondanità, esibisce figure, individui, sagome corrose da ciò che si chiama vita, là dove l’esistenza sta per dissolversi. Ognuna di esse si porta addosso, o appresso, l’indistinzione nei segni, nei frammenti, nei colori bassi, che sembrano agitarsi sul supporto, in quella linea d’ombra quale momento del vissuto ormai al di là, come memoria e come sensazione di dissolvimento (anche l’albero). Sono visioni ribaltate impresse nella pittura, dalle quali si possono ricavare significati reali, proprio nella considerazione dell’esistenza umana.
Gli accenti sono aspri e insieme melanconici, opportuni all’analisi posta alla base della ricerca pittorica. La concezione spaziale è concepita come realtà non misurabile, per ospitare le trame segniche che certo conformano gli spazi, più come traccia lasciata da un passaggio, da un emergere momentaneo entro lo spazio-tempo, divenuto un luogo d’attesa rivendicato dall’andare oltre.
Nel relativismo drammatico della sfida, affiorano le verità esistenziali e pratiche nelle problematiche delle filosofie dell’esistenza.
Alcuni quadri sono di tematica differente, comunque coerente.

Attesa