Barbieri Pietro

2 ottobre 1999

Quella di Barbieri è una pittura che offre continuamente "presenze reali" coinvolte e sviluppate in rapporti compositivi, lungo dimensioni in grado di trasferire il senso del soggetto nella motivazione naturale e ambientale. A Barbieri non interessa e non è mai interessato l'effetto d'una realtà immediata, bensì i caratteri essenziali attentamente controllati in funzione spazio-temporale progressiva e radiante. Spazio da rilievi genetici, differenziato, ininterrotto filtro sull'ordito, incidente sulla sensazione, come conoscenza di quanto accade sotto i nostri occhi, che trascina, a cui tutti siamo costretti a partecipare anche emotivamente. Temporalità generata dalla fantasia e rivista come fenomeno da verificare e da analizzare. L'immagine si stacca, così, dal fondo sospinta dalla luminosità che la spinge verso chi guarda. Il mondo pittorico di Barbieri sembra immediato ed empirico, sembra rivolto solamente al presente, al veduto, al vissuto. E', invece, concettuale e speculativo. Si può verificarlo nei particolari e nell'insieme. Ma una parte rimane comunque "implicita", perciò lo spazio è strutturato in modo da lasciare un vuoto in basso, in alto, a destra, a sinistra, non importa dove, in quanto chi guarda è costretto a riempirlo.

 
27 ottobre 2001

Acquarelli e disegni di recente fattura, agili, freschi, ariosi, sintetici, geniali negli accostamenti di poche tinte, ora brillanti, ora smorzate, ricche di valori atmosferici e di contrappunti...si mantengono coerenti al suo consueto linguaggio pittorico collaudato in decenni di attività e di ricerca, interpretato attraverso gamme armoniose, definite da luminosità meditate di volta in volta e adattate al tema prestabilito.
La mostra, nel complesso, si caratterizza per l’essenzialità figurativa, per una nuova ed originale ideazione di alleggerimento di forme naturalistiche e architettoniche, per un rapido susseguirsi di accordi e di lievi contrasti, di altrettanto rapide marcature di connotazioni della realtà, sviluppate ancora a macchia, perché la morbidezza del primo piano rafforza la luce di fondo e dell’insieme.
Non so dire se sia migliore il Barbieri degli olii, o il Barbieri dell’acquarello. Di sicuro, la paternità delle sue composizioni è inconfondibile.         
 
18 marzo 2006

“Nove lustri di pittura… punto e a capo”, il titolo della rassegna, vuol significare che in pittura esistono luoghi e punti riconoscibili. Luoghi e punti di partenza, di arrivo, di ritorno, di ripresa della realtà, della fantasia, di poesia visiva, di indirizzi di esiti, che non rompono la sintassi di forme e colori, di luci, di atmosfere, di legami e di sviluppi, di vincoli progettuali, determinati come dimensioni e impronte durevoli.
Dimensioni e impronte lontane, in grado di far scoprire, o di riscoprire, l’ambiente, la natura, un ricordo, un racconto, quali risultati di scelte ideali, di coincidenze di stati d’animo, di identificazioni simboliche, sempre confermate nella consapevolezza del far pittura.
Guardando i quadri esposti, viene da pensare che c’è una iconografia mutevole della realtà, inafferrabile, tanto da far dubitare del cosiddetto fattore oggettivo. Infiniti, dovrebbero essere per tutti, i modi di pensare un cielo, uno slargo d’orizzonte, uno scorcio, un panorama, un interno, una postura, ecc...
 

Luci nel bosco