Barbetti Guglielmo

19 ottobre 2002

Pittore di inconsueta acutezza interpretativa, di intelligenza curiosa e disponibile, presenta una selezionata antologia dei cicli più interessanti del suo repertorio.
Le facciate, i tetti, gli ombrelli, le composizioni con sedia, interni di studio, ecc., godono di una accorata tensione lineare, di una personale gradinatura cromatica e di riscontri culturali, che definiscono le immagini e le puntualizzano al di là della mera iconicità, sollecitando espansioni immaginifiche e spirituali tali da invadere lo spazio della realtà e dell’esperienza, per includersi in settori simbolici dell’intuizione metafisica. La carica espressiva non si affievolisce neppure nella semplificazione delle figure (gli ombrelli) e non diventa episodio nemmeno nel prospetto scenico, grazie al colore designato ad essere rappresentazione autonoma…
Le opere esposte, variamente datate, sono coerentissime pur essendo di momenti diversi, sempre pregevoli per le qualità compositive e, particolarmente, per la creatività lontanissima dai soliti criteri di gusto, di convenienza.
La mostra, per il numero delle opere esposte, accampa il merito di averlo, non dico recuperato, ma riproposto alla considerazione, a una precisa analisi, alla valutazione di un pubblico che lo conosceva poco.     

La gabbia