Bragato Gioacchino

31 marzo 2001

Le chine, le tecniche miste, le tempere, le incisioni, i pastelli di Gioacchino Bragato, colgono la realtà, la memoria e l’illusione e sono strutturate da tratti leggeri, da linee sinuose, da colori tenui, nei lavori più recenti, in modo che le cose sembrino immergersi in una atmosfera  di idillio ludico. L’effetto sta nel contesto in cui l’immagine viene inserita e bloccata nella ragna segnica, nel morbido velo dei colori, nelle sagome appena definite… Incombe una temperie surreale e per scoprirla non serve ricorrere al filo di Arianna di Freud, bastano le chiavi usate per scoprire il senso dei sogni e dei desideri. Non ci sono agganci con il primitivismo, né  con un’apparente ingenuità, la visione limpida e di slittamento logico è frutto di un magistero stilistico consumato, di una decantazione sorvegliata, dove compaiono alcuni elementi di coinvolgimento che richiamano alla mente atmosfere, accordi e accostamenti di intromissione lirico-sentimentale e anche di sublimazione emotiva. Non è naïf in quanto la sua pittura si colloca fuori del tempo e si concentra su un verismo che reinventa la realtà, concedendole una facciata di fantasia.