Camatta Maurizio

14 aprile 2012

L’opera di Maurizio Camatta, come appare in questa scorrevole carrellata (22 opere, 7 miniquadro, 1 incisione su pergamena) se da un verso si radica nella cultura astrattista, da un altro prolunga le propaggini a quell’astrattismo-espressionista, che fa del colore il mezzo con cui si compie l’azione compositiva. Gli inserimenti materici, i grumi, le aggiunte, non distorcono i riferimenti ambientali, né quelli del quotidiano, anzi li avvalorano nel farsi testimoni del tempo, dello spazio, del vissuto, del pensato.
Sono infatti carichi di quotidianità sospesa (le cerniere, le cuspidi di cristallo) che conferiscono una tridimensionalità esterna, verso e nello spazio.
Tutto tiene conto di una particolare unità di misura del colore, della materia, delle densità, che diventano altra immagine, che sembra indecifrabile, mentre si estroverte verso chi guarda, in una fabulazione simbolica, capace di trattenere un qualcosa di misterioso, racchiuso nelle luci, nelle atmosfere vetrigne, nei cieli alti, negli sfondi, nei flussi tensivi, tali da suggerire scandagli e introspezioni. Il paesaggio, pur rimanendo paesaggio, si trasforma in sospensione di presenze e assenze, di un visibile latente.
È stato presentato da Siro Perin. Successivamente ha esposto a New York.

Attesa